Nella nostra, cosiddetta “civiltà dell’immagine”, in cui giornali, televisione e pubblicità enfatizzano il corpo come aspetto esteriore e presentano la ricerca dell’avvenenza fisica come tributo da pagare per essere accettati ed amati, è quasi impossibile non essere condizionati e spesso frustrati a fronte di modelli praticamente irraggiungibili.



Questo blog cercherà di essere un piccolo punto di partenza per esplorare le difficoltà che incontriamo, nella vita di tutti i giorni, nella relazione con la nostra immagine esteriore. A partire da I canoni estetici di bellezza e L’incidenza dell’aspetto esteriore nei rapporti sociali , e da La mia personale esperienza , cercherò di parlare di aspetto esteriore in maniera semplice ma meno superficiale di quanto spesso viene fatto. Mi auguro che possa essere interessante per chi leggerà e magari un aiuto in un'ottica di NON OMOLOGAZIONE ma di ricerca di miglioramento personale della propria immagine e del rapporto con questa.

sabato 14 febbraio 2015

Un disagio "recente"



Noto che nessuno accenna, tra gli “specialisti” che trattano dei rapporti genitori-figli, a quella situazione che può essere definita di “rivalità estetica”. E’ un fenomeno molto recente, non ne sono esenti i giovani maschi con i loro padri ma compare più frequentemente tra madri e figlie.
Fino a pochi decenni fa le donne, dopo i 40 anni, non erano oggetto di grandi attenzioni dal punto di vista dell’aspetto esteriore. Le madri del passato, spesso “fuori forma” per le gravidanze, con le rughe dell’età, meno curate di oggi nell’abbigliamento, era sulle figlie che “investivano”. E le eventuali forme di rivalità erano in altri ambiti, strascichi e conseguenze del fenomeno di cui ben si occupò Freud e poi la psicanalisi.
A partire dagli anni ’60 del secolo scorso, per tutta una serie di cambiamenti economici, sociali e culturali, la cura dell’aspetto è diventata importante anche per le persone non più giovani  e capita adesso di incontrare mamme davvero belle ed avvenenti. Donne che hanno imparato a valorizzare le proprie caratteristiche, che si curano, investono in palestre, estetiste, etc.
Lascio ai sociologi le considerazioni in merito, osservo solo che mi capita sempre più spesso di incontrare ragazzine, e talvolta giovani donne, in difficoltà perché alle insicurezze sulla propria identità e sull’accettazione altrui, anche dal punto di vista estetico, hanno aggiunto, negli anni,  la competizione con una mamma bella quanto e magari più di loro. O magari percepita come tale.
Tornerò sull’argomento per raccontare su un paio dei casi che mi sono capitati.

(opera di Giovanni Giacometti)

sabato 15 novembre 2014

La strategia più efficace.


Mercoledì 13 novembre. Durante un viaggio di quasi quattro ore, a bordo di uno dei pochi treni con ancora gli scompartimenti, la signora seduta davanti a me assiste ad una mia telefonata e, scusandosi per aver ascoltato, mi chiede se ha capito bene, che mi occupo di counseling estetico, e di cosa si tratta.
Inizia così uno dei tanti incontri in cui ti accorgi di quanto a noi tutti manchi la possibilità di essere ascoltati.
Lei ha 47 anni ed un marito, coetaneo, che otto mesi fa le ha confessato di avere una relazione con una donna trentenne. Colpo durissimo, a cui lei sta rispondendo con un totale cambiamento di look. Dopo le lacrime, le recriminazioni ed un forte dimagrimento, ha seguito i consigli di un’amica: taglio e tinta dei capelli, trucco notevole ed abbigliamento da ventenne. Questo è stato il suo modo di entrare in competizione con l’altra, per riconquistare l’uomo che ama. E Lui la settimana scorsa le ha detto che è ridicola…
Non ho scritto di questo incontro per parlare di tutto ciò che ci siamo dette e degli sviluppi ma per evidenziare un comportamento molto diffuso e poco fruttuoso. Mettiamo grande parte delle nostre energie proprio dove ci sentiamo più deboli, curiamo troppo poco i nostri punti di forza.
Se l'obiettivo di questa signora e tenersi il marito e riconquistarlo, i suoi punti di forza di sono gli anni di amore, la complicità che la coetaneità ed il vissuto sviluppano, gli interessi comuni che ancora hanno e molti altri, tra cui l’essere una bella donna. Ma una bella donna ultraquarantenne, non una aspirante simil-ventenne.
Ovviamente non si tratta di giudicare ma…una volta stabilito il fine, mettere in atto una strategia efficace!

giovedì 9 gennaio 2014

Qualche idea...




Qualche consiglio per migliorare il personale rapporto con il cibo


Allearsi. Trovarsi un bravo  terapeuta, con cui fare insieme il percorso, è molto utile perché sentirsi capiti e sostenuti è fondamentale.
Attivare le proprie risorse. Quelle cognitive sono, per esempio, la conoscenza dei fondamentali dell’alimentazione ed una corretta percezione della propria immagine corporea. Quelle emotive si attivano quando si sperimenta che possiamo farcela: questo è un ottimo modo di aumentare l'autostima.
E' fondamentale scegliere il proprio cibo con affetto, il cibo che piace soddisfa molto di più di quello mangiato “perché si deve”.
Molto importanti sono le compensazioni affettive. Invece di punirsi, per esempio, se si è fatto un passo falso, stornare dal cibo il bisogno di gratificazione e concedersi qualcosa che piaccia: un massaggio, un cinema, un bel libro, della musica. Queste sono utili forme di compensazione.


E’ bene ricordarci che il cervello va in automatico a quello che siamo abituati a fare e non prende ingiunzioni in negativo, quindi per sostituire le abitudini non idonee occorre cominciare ad avere  comportamenti diversi dai precedenti. Se io sono solito aprire il frigorifero quando mi sento triste o frustrato, posso abituarmi, giorno dopo giorno, a fare una cosa che mi piace senza provocarmi i sensi di colpa dell’abbuffata. Se inizialmente riesco a cambiare il processo solo ogni tanto, mi rendo comunque conto che sono in grado di farlo e posso adoperarmi ad "incrementare le vittorie”.
Quello che dico sempre, ai miei clienti, è che “non si nasce sapendo vivere”. Si impara un po’ per volta, a partire dagli errori fatti.
Buon lavoro!

(il dipinto è di Aleksandr Deyneka)






lunedì 29 luglio 2013

La bellezza di "mamika"



A Parigi, nella galleria Sakura, il fotografo Sacha Goldeberg ha portato… sua nonna  (mamika, in ungherese). L’ha ritratta, novantatreenne, nelle situazioni più normali o più curiose, mentre scia, combatte, va in auto mantello al vento, travestita da super eroina.



Ma che belle queste rughe, queste cosce (ovviamente!) non “tirate”… Ma che inno alla vita, quella vita vera che ha niente a che fare con gli sforzi di tanti/e“signori/evergreen”!