lunedì 9 dicembre 2019

Un bel libro, molto attuale e realistico

Ho appena finito di leggere “La vita accanto” di Mariapia Veladiano (Premio Calvino 2010).
L’incipit: “Una donna brutta non ha a disposizione nessun punto di vista superiore da cui poter raccontare la propria storia.”
La protagonista narra in prima persona la sua storia di donna reclusa, anzitutto in casa (per la vergogna dei parenti di mostrare la bambina brutta, mascherata dal pretesto di proteggerla dagli sguardi e dalla brutalità del mondo), poi nell’isolamento dato dal non-riconoscimento, dall’indifferenza degli altri.
Scoprirà, grazie alle poche persone che sapranno “guardarla” e accoglierla facendole trovare la propria identità, che il “brutto” è fuori, nel mondo, e non è in lei.
E’ un bel libro, asciutto e commovente (senza volerlo essere): la cosa che mi ha colpito particolarmente  è il percorso consapevolezza-perdono-resistenza (ed esistenza). Rebecca (la protagonista “brutta”) ha deluso, con la sua “anormalità estetica” il desiderio di “normalità” che la madre aveva, a causa dei suoi trascorsi generazionali: capirà che la madre, che non è riuscita ad accoglierla e proteggerla, ha fatto ciò che è riuscita a fare,  è stata quello che è riuscita ad essere. Consapevolezza e perdono danno la capacità di resistere e la possibilità di cambiare, se è necessario.
Mi è capitato di lavorare con una ragazza con molto disagio nei confronti del proprio aspetto esteriore. Sua nonna bellissima aveva sempre mostrato poco interesse per la figlia (mamma della ragazza) giudicata “non all’altezza” che, a sua volta, aveva cresciuto la figlia con il mito della perfezione estetica, a cui lei aveva rinunciato per sfiducia nelle proprie possibilità. La ragazza ha dovuto passare attraverso consapevolezza-perdono-responsabilità del proprio cambiamento per diminuire le proprie ansie ed evitare la “catena di sant’antonio” generazionale. Per fortuna ce l’ha fatta ma non va sempre così.

lunedì 30 settembre 2019

Un nuovo aspetto esteriore o un nuovo sguardo?

          Mi ha scritto una giovane signora per raccontarmi la sua esperienza. Le sono grata dell'aver accettato che scrivessi di lei: la chiamerò Francesca (il virgolettato è suo). Francesca ha trentatre anni, un lavoro autonomo, si è sposata giovanissima e, da quando si è separata, " vivo da sola ma ho buoni amici su cui contare".
"Odalisca"   di Henry Matisse
Il suo cruccio, fin da ragazzina, " fianchi larghi e pancetta", ricorrenti in famiglia e assolutamente resistenti a diete e trattamenti vari.
Francesca mi parla di anni di disagio, quando si nascondeva sotto camicioni e passava le vacanze in montagna, trascinandovi genitori e fratello. "Di due cose ero certa: di odiare il mare e di non poter piacere ai ragazzi". E così è stata profondamente grata al primo che si è innamorato di lei, si è detta di amarlo e lo ha sposato mantenendo però anche con lui una sorta di vergogna a mostrarsi, "nonostante lui continuasse a ripetermi che era assurdo, che ero bella e che gli piacevo" scrive, "non riuscivo a credergli" e continua, "quando mio marito mi ha lasciata, me lo aspettavo e non ho nemmeno sofferto tanto".
Si è dedicata alla sua attività professionale e, proprio dall'ambiente di lavoro, è arrivato il "colpo di fortuna".
Una cliente la invita ad un corso di danza del ventre. Nasce la passione. Alle movenze sensuali della danza i fianchi morbidi di Francesca ben si adattano e ne accentuano il ritmo, la pancetta diventa funzionale all'insieme…..
Inizia il circolo virtuoso dell'accettarsi che migliora e del migliorarsi che favorisce l'accettazione."Danzo da tre anni, lo adoro, ho anche perso un po' di peso e mi sono rassodata ma, soprattutto, mi sento sexi con le mie misure (non canoniche, come tu scrivi)" mi dice Francesca. Adesso ai complementi degli uomini Francesca crede, e le fanno piacere. "L'amore lo aspetto ma voglio che sia amore anche da parte mia e non rimedio alla solitudine".
In contesti terapeutici, la ristrutturazione è largamente utilizzata. Quando un terapeuta cerca i far sì che il cliente 'pensi alle cose in modo diverso' o 'veda le cose da un nuovo punto di vista' o anche 'prenda in considerazione altri fattori', sta tentando di ristrutturare gli avvenimenti affinché egli vi reagisca in modo diverso.(Introduzione a "La ristrutturazione", Bandler & Grinder)
Francesca ha individuato e gestito in prima persona questa possibilità. A lei i miei auguri più sinceri di serenità.

giovedì 6 giugno 2019

Il racconto di Daniela (Psicologa e Counselor)


La storia di Giulia (i nomi sono stati cambiati)

Giulia aveva poco meno di quindici anni quando venne nel mio studio la prima volta. Aveva accettato il suggerimento di sua madre, che la vedeva molto a disagio nelle relazioni con le coetanee e nel rendimento scolastico. Si era anche accorta che sua figlia, al primo anno del liceo classico , pur avendo un profitto discreto, aveva marinato di tanto in tanto le lezioni.
 La ragazza fin dalla prima volta mi è apparsa ben più matura della sua età, almeno nel senso della consapevolezza di sé e nella chiarezza di obiettivi.
Aveva iniziato a frequentare lezioni di vela, per superare la paura dell'acqua. In più prendeva lezioni di sassofono, uno strumento assai insolito per una ragazza.
Pur risiedendo in un quartiere residenziale in cui le ragazze coetanee indossano, di solito, vestitini firmati, lei preferiva jeans strappati e magliette da metallara: un look assai dissonante anche con la scuola da lei scelta.
La caratteristica peculiare di Giulia, però, erano i capelli.
Quando venne da me la prima volta li aveva  per metà  (quella destra) celesti e lunghi fino al sedere, per l'altra metà rasati a zero.
Mi raccontò del primo giorno di scuola quando la Prof di Latino e Greco, associato il suo cognome al suo volto, esclamò:
"Tu non farai tanta strada qua dentro!"
"Ancora mi chiedo perché me lo ha detto. Non mi aveva proprio mai vista. Poi, però, si è ricreduta , perché io ho cominciato ad andare bene in greco e latino. Sopratutto greco mi viene facile come fosse la mia lingua da sempre"
"Forse i tuoi capelli le hanno fatto pensare che fossi una troppo artistica per il liceo classico..."
Martina mi guardò sbalordita:
"Davvero! Io non ci avevo pensato che potessero essere i capelli! Pensavo di aver fatto chissà cosa..."
" Ma com'é che ti fai i capelli così? "
"Non voglio essere come tutte le altre ragazze. Voglio distinguermi, farmi notare. E poi, detesto la mia faccia da bambolotto. Ho gli occhi azzurri e i capelli biondi: un vero bambolotto!"
"Qualcuno ti ha mai trattata da bambolotto, che lo dici così infastidita..."
"Sì. Sono l'ultima di cinque figli maschi. Tutti mi hanno sempre trattata da bambolotto e hanno giocato con me, spupazzandomi, tirandomi, come se non avessi sentimenti e mozioni"
"Allora ti fai i capelli così per far vedere che non sei un bambolotto, che hai la tua personalità?"
"Sì. Ma solo a pensarci adesso. Prima pensavo solo che mi piacessero così e basta"
Quando finimmo gli incontri i capelli di Giulia non erano più celesti, bensì ciliegia. Purtuttavia la sua testa non era più divisa a metà. I capelli erano ricresciuti e pareggiati. 
Non era più divisa in due tra la sua parte femminile, dolce, e l'energia dirompente e appassionata con la quale si presentava al mondo.
Non aveva più bisogno di rifiutare le sue parti morbide, né di farsi notare dagli altri per l'apparenza.
Aveva compreso che, al di là dell'apparenza, i professori la stimavano per le sue capacità e i ragazzi trovavano in lei un'amica sincera.
E alla fine, andando a scuola con regolarità, cominciò a frequentare con assiduità Alessia, una compagna di classe, che , pur indossando vestitini firmati, suonava la batteria e guidava la motocicletta.

Dott.ssa Daniela Troiani (Psicologa dell'educazione e Counselor Relazionale)

lunedì 13 maggio 2019

L'incidenza dell'aspetto esteriore nei rapporti sociali

L’aspetto fisico ha un ruolo di grande importanza nella vita affettiva e sessuale. Già nelle favole le principesse sono belle e affascinanti e sposano aitanti principi azzurri ed i malvagi sono brutti. A domanda diretta il 60% degli intervistati nega che l’aspetto fisico sia criterio importante nella scelta del partner e diversi studi hanno dimostrato che a livello consapevole è difficile accettare l’importanza dalle apparenze. Forse questa sottostima è dovuta a scarsa capacità di introspezione oppure è per dare un’idea di sé meno superficiale possibile.
 
L’attrazione fisica costituisce un fattore importante per l’inizio di una relazione. Diverse ricerche hanno rilevato come i due partner di una coppia tendano a scegliersi allo stesso livello di bellezza: nelle relazioni che si desiderano durature si sceglie cioè un compagno che abbia un grado di bellezza “simile” al proprio (questo non avviene nei rapporti occasionali o comunque di breve durata). In effetti se la bellezza di uno dei partner è molto superiore a quella dell’altro aumenta la paura dell’ infedeltà: chi si percepisce come meno attraente può ritenersi a rischio. Troviamo eccezioni a questa dinamica quando ci sono di mezzo interessi di potere, denaro o prestigio.
Una bella moglie, magari più giovane, è stata nei secoli identificata sia come simbolo di potere che come maggiore probabilità di garantirsi una continuità attraverso prole sana (la priorità delle donne era invece di avere un uomo in grado di sostentarle in gravidanza e nel crescere i figli). Una partner bella per un uomo di successo è ancora oggi una sorta di biglietto da visita.
 In ambito lavorativo, già in una ricerca del 1993 Holzzer evidenziava come per il 50% degli impiegati intervistati l’apparenza fisica fosse un criterio importante per ottenere il posto di lavoro. Oggi le aziende tengono molto alla loro immagine e questo è espresso anche dalla valutazione dell’aspetto dei dipendenti a contatto con il pubblico; inoltre vi è la credenza che la prestanza fisica faciliti lo sviluppo di buone relazioni sociali perché  correlata da maggior autostima e abilità comunicativa. Tutti gli studi disponibili confermano che in moltissimi settori la bellezza aumenta le possibilità di carriera.
Il vantaggio prodotto dalla bellezza inizia molto precocemente. Neonati giudicati più attraenti ricevono maggiori attenzioni dai familiari e più gesti affettuosi dagli altri. I bambini giudicati attraenti dai compagni quasi sempre intrattengono maggiori rapporti sociali e sono più popolari (con vantaggio della loro autostima e dello sviluppo di abilità sociali) e incontrano anche maggior benevolenza negli insegnanti. In una ricerca realizzata nel 1972 da Dion si chiedeva ad un folto gruppo di adulti di valutare la gravità di una cattiva azione commessa da bambini di 7 anni e stabilire la relativa punizione.  I dossier dei bambini erano accompagnati dalle loro foto ed i risultati dimostrarono quanto i “giudici” fossero decisamente tolleranti, a parità di misfatto, nei confronti dei bambini attraenti, considerandone occasionali, determinate dalle circostanze, le azioni sbagliate e volontrie quelle degli altri: un pregiudizio estremamente dannoso, predittivo di tante problematiche.

Persino in campo di giustizia l’aspetto fisico riveste una certa importanza. Nel medioevo, quando due imputati erano accusati dello stesso crimine, era prassi condannare quello dall’aspetto fisico peggiore. Per fortuna questo non avviene più ma, per esempio, tuttora si tende a dare più credito a testimoni di piacevole aspetto. E, nei reati a sfondo sessuale, gli imputati dal fisico poco avvenente sono accusati con maggior facilità e considerati più pericolosi di quelli attraenti.


La denigrazione dei tratti fisici dell’altro è il primo passo per opprimerlo. Si può ricordare come il nazismo "dipingeva" l'ebreo o certo disprezzo per i tratti dei "negri" o come erano raffigurati negli anni '50 nel nord Italia i "terroni" (bassi, grassi e malvestiti).
Anche senza citare le teorie lombrosiane, un semplice povero può essere percepito come un ladro, ad un bambino dall’aspetto poco piacevole può essere attribuito un carattere ombroso oppure violento...con il tempo potrà magari davvero comportarsi come gli altri si aspettano, vittima delle profezie che si autoavverano.

giovedì 11 aprile 2019

L'immagine corporea


  L'immagine corporea è l'idea che ciascuno di noi ha del proprio corpo. Questa immagine é il risultato del nostro vissuto, di percezioni, emozioni, ricordi che abbiamo sviluppato a partire dai primi attimi di vita.

Poco a poco, attraverso il contatto fisico ed il suono della voce del genitore, abbiamo acquisito la consapevolezza del nostro corpo ed imparato a distinguerlo dall'esterno, avendone percepito i confini. Grande importanza ha avuto, nell'immagine di noi che abbiamo sviluppato, il modo in cui i nostri genitori sono entrati in contatto fisico ed hanno giocato con noi, si sono rivolti a noi, ci hanno accettato o rifiutato durante il nostro percorso di crescita. E' su questa base, totalmente personale, che altri fattori hanno avuto (ed hanno) modo di incidere:

Le caratteristiche fisiche del nostro aspetto.

I fattori socio-culturali (l'ideale del corpo cambia da una cultura all'altra e, all'interno della stessa cultura, cambia tra i vari gruppi).

La nostra personalità (il grado di autostima, la fiducia in noi stessi, il perfezionismo, il bisogno di ottenere l'approvazione degli altri...).

Le esperienze interpersonali (le relazioni con gli altri, le aspettative, opinioni-critiche-commenti di chi ci circonda...).

I cambiamenti fisiologici e fisici e gli eventi che hanno rafforzato o destabilizzato la nostra immagine corporea, come delusioni sentimentali o lavorative ed eventuali incidenti o malattie che ci hanno deturpato il corpo.