Nella nostra, cosiddetta “civiltà dell’immagine”, in cui giornali, televisione e pubblicità enfatizzano il corpo come aspetto esteriore e presentano la ricerca dell’avvenenza fisica come tributo da pagare per essere accettati ed amati, è quasi impossibile non essere condizionati e spesso frustrati a fronte di modelli praticamente irraggiungibili.



Questo blog cercherà di essere un piccolo punto di partenza per esplorare le difficoltà che incontriamo, nella vita di tutti i giorni, nella relazione con la nostra immagine esteriore. A partire da I canoni estetici di bellezza e L’incidenza dell’aspetto esteriore nei rapporti sociali , e da La mia personale esperienza , cercherò di parlare di aspetto esteriore in maniera semplice ma meno superficiale di quanto spesso viene fatto. Mi auguro che possa essere interessante per chi leggerà e magari un aiuto in un'ottica di NON OMOLOGAZIONE ma di ricerca di miglioramento personale della propria immagine e del rapporto con questa.

venerdì 23 luglio 2010

La mia personale esperienza

[Disegno di Betta Stoinich]


Chi scrive ne sa qualcosa, della battaglia con lo specchio: ho oscillato per anni tra anoressia e bulimia, odiato il mio naso, nascoste le mie caviglie...
Il lavoro che ho fatto su me stessa è stato lungo e su due fronti: ho cercato di migliorare il mio viso, imparando a tuccarmi, ho fatto sport e poco a poco mi sono abituata a nutrirmi per fame e per il piacere del cibo e non per stress o autopunizione. E intanto cercavo di capire perchè fosse per me così importante l’immagine (e lo era al punto da averne fatto una professione).
Dopo anni di lavoro come estetista e dopo un anno di accademia di trucco ho cominciato a frequentare professionalmente l’ambito della moda e mi sono accorta che nemmeno le invidiate ed adorate modelle sono in pace con il loro aspetto. Il terrore del brufolo, della cellulite, delle occhiaie o del chilo in più non è per loro meno frequente (anche in considerazione del fatto che di immagine vivono e con quella si guadagnano la vita) rispetto a noi che facciamo altri lavori.


Lavorare con i corpi altrui stabilisce una relazione particolare, una intimità per cui ti rendi conto che sarebbe bello essere utile al di là della ceretta, del massaggio o del make-up, quando la persona con cui sei a contatto ha difficoltà che condivide con te, confidandosi: spesso mi sono sentita a disagio per non avere gli strumenti per essere utile, andando al di là di un momentaneo “miglioramento di facciata”.
Perchè quando non ci piaciamo ci sembra di non poter riuscire a volerci bene e immaginiamo che sarà più difficile anche per gli altri volercene e vorremmo essere diversi e temiamo di non poter cambiare..........Tante volte mi sono trovata di fronte persone che mi presentavano in vari modi il loro senso di inadeguatezza, che poi era stato anche il mio ed io non ero in grado che di dare “un ritocco migliorativo" che non scalfiva certo il disagio.
Poi è arrivato il “counseling”, gli studi e la pratica come “terapeuta nelle relazioni di aiuto”, tre lunghi anni di lavoro su me stessa e di approfondimento sui meccanismi delicati della mente, e mi è servito moltissimo. I miei amici sanno quanto mi ha migliorato la vita. Mi ritengo molto fortunata, e se posso condividere questo cambiamento con altri.....mi pare proprio bello.

1 commento:

TAKKO ha detto...

salve, sono una ragazza di sedici anni che frequenta il terzo anno del liceo classico. questa sett la mia insegnante mi ha assegnato un tema sull'importanza della bellezza esteriore nella nostra quotidianità e, svolgendo un'accurata ricerca in internet, ho trovato molto utili le sue considerazioni e le sue ricerche. grazie di cuore per quello che fa e per quello in cui crede